Gli Egizi e la cerimonia della “apertura della bocca”:
rito o reminiscenza?
di Fabio Marino

Tutti sanno che il popolo egizio elaborò un sistema cultuale e mitologico fondato sulla credenza della sopravvivenza dell’anima alla morte del corpo fisico; anima e corpo, comunque, erano strettamente legate, al punto che l’una non sarebbe sopravvissuta al disfacimento dell’altro. La religione e la cultura egizie in tal senso possono essere riguardate come letteralmente ossessionate dalla necessità di assicurare la conservazione del corpo, specialmente di quello dei faraoni e degli alti dignitari, per consentirne la sopravvivenza e la ascensione al cielo. Nei cosiddetti “Testi delle piramidi”, risalenti nella loro redazione definitiva al 2200 avanti Cristo circa, ma sicuramente molto più antichi per quanto riguarda la redazione originaria, probabilmente trasmessa fino ad allora per via orale, e nel cosiddetto “Libro dei morti”, la cui redazione più completa si ritrova verosimilmente all’interno della tomba di Seti I, ci viene presentato l’intero percorso del defunto dal momento della morte al passaggio nell’aldilà. Fra le tante cerimonie, rituali e prove a cui viene sottoposto il defunto, ce ne sono alcuni molto conosciuti: si pensi, ad esempio, alla cosiddetta “pesatura del cuore”, durante la quale il cuore del defunto veniva messa a confronto come peso con una piuma. Se esso risultava più leggero della piuma, il morto veniva accolto nell’aldilà; in caso contrario, veniva divorato da una delle tante divinità ” negative ” presenti nel Pantheon egizio. Fra le tante cerimonie, una è rimasta finora piuttosto misteriosa e poco conosciuta per quanto riguarda il significato ultimo e la stessa esecuzione. Mi riferisco, per l’appunto, alla “apertura della bocca”, un rito di origine estremamente remota, sicuramente predinastico, che veniva effettuato anche sui simulacri e sulle statue di maggiore importanza teologica. La spiegazione classica della nascita di questa cerimonia è quella secondo cui era necessario infondere alle statue degli dei oppure dei defunti i cinque sensi, in maniera tale che le immagini (per quanto riguarda i simulacri) e i cadaveri (per quanto riguarda i defunti) potessero effettivamente animarsi, in modo da poter fruire fisicamente delle offerte donate. Secondo questa corrente di pensiero, dunque, la nascita di questo rito sarebbe da scriversi all’ambito dei templi e dei culti prima ancora che a quello funerario. Si sa che la cerimonia avveniva in una “casa dell’oro”: consisteva nell’aprire ritualmente la bocca ad una statua o alla mummia stessa del defunto, seguendo una serie ben precisa ed accuratamente trasmessa di gesti e preghiere. La mummia, dopo essere stata purificata, veniva posta su una piccola collina di sabbia (che voleva simboleggiare l’isola primordiale da cui ebbe origine l’intera creazione, a partire dal dio primigenio Atum); successivamente, e solo dopo la purificazione del cadavere, il sacerdote, vestito con la pelle di un leopardo, procedeva all’apertura della bocca vera e propria con le dita ed altri strumenti appositi: in sostanza, l’officiante toccava gentilmente, secondo le interpretazioni ortodosse, con una specie di ascia da falegnami in miniatura i punti corrispondenti ai cinque sensi (occhi, naso, labbra, orecchie), nonché mani e piedi. La frase rituale decisiva era: “La mia bocca è aperta! La mia bocca è spaccata da Shu (il dio dell’aria) con quella lancia di metallo che usava per aprire la bocca degli dei. Io sono il Potente. Siederò accanto a colei che sta nel grande respiro del cielo” (Libro dei morti, formula 23). Accompagnata dunque dalle formule pronunciate dal sacerdote lettore, venivano riportati in vita anche tutti gli altri organi della sfera sensoriale della persona. Quella che probabilmente è la descrizione più completa del rituale ci giunge dalle decorazioni, come detto, della tomba di Seti I (KV17 nella Valle dei Re). Nei suoi corridoi, infatti, sono presenti ben 75 riquadri che illustrano la cerimonia. Un’altra descrizione giunge dalla famosa tomba di Tutankhamen Leggi l’articolo completo →